S'accorse che era notte
- 26 feb 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 27 feb 2025
Si ricordò che era notte all'improvviso, non per la stanchezza accumulata da tutta la giornata, non perché la luce del sole aveva ceduto il posto al pallore della Luna, non perché ormai aveva smesso di soffrire il caldo e aveva finalmente ricominciato a respirare. No. S'accorse che il cielo era diventato nero quando, tra un pensiero e l'altro, non v'erano uccelli a cantare, motori a ruggire o bambini a gridare. S'accorse che era notte con la mancanza del rumore. E fu così, che nel paradosso di quell'ora tarda fu il silenzio a svegliarlo. Si destò come d'un sogno, incredulo del tempo che era scorso. Schiuse gli occhi, quasi come fosse un infante in grembo della madre. Ricordò cos'era vivere come se la stessa vita, quella odierna e monotona, glielo avesse nascosto. Meschina e beffarda. Si ricordò di come un tempo tutti gli dicessero che al calar della notte era tempo di coricarsi, chiudere gli occhi, ed attendere il nuovo dì. Eppure ora era certo di una sicurezza sacrale del torto e dell'errore. Non era la notte a calare, era la vita a sorgere.
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